Indignazione del mese: la IA decide da sola la ripetizione di ricette di alcune malattie comuni
Il dibattito del mese: prescrivere farmaci cronici cona la IA, SENZA controllo e firma del medico
Health Letter, luglio 2026
A cura di Robert Steinbrook, M.D.
Responsabile, Health Research Group di Public Citizen
(Il presente contributo riprende, in parte, quello apparso su Worst Pills, Best Pills News a luglio 2026)
A partire da gennaio 2026, lo Utah ha dato avvio a un esperimento in collaborazione con un'impresa di intelligenza artificiale (IA):
la piattaforma sanitaria proprietaria della società è stata autorizzata a gestire in piena autonomia i rinnovi di prescrizioni per cittadini dello Stato affetti da disturbi frequenti, quali diabete e pressione alta.
Il partner dell'iniziativa è Doctronic, che si presenta come «il più importante medico IA al mondo» e sostiene che il proprio chatbot sia stato formato «unicamente su materiale scientifico sottoposto a revisione tra pari, così da garantire informazioni di qualità clinica, validate dai medici». Il rinnovo automatico copre circa 190 medicinali.
L'intelligenza artificiale è un programma informatico: non possiede alcuna abilitazione medica e non figura tra i professionisti della salute. Un software non è in grado di rinnovare ricette da solo, né ha il diritto di proporsi come «medico IA» con cui «si può dialogare esattamente come con il proprio dottore di fiducia». Simili espressioni inducono i pazienti in errore e banalizzano il titolo di «medico».
Su quali basi legali poggia questo progetto sperimentale? Nel 2024 lo Utah ha istituito un «AI Learning Lab», collocato sotto il controllo dell'Ufficio statale per la politica sull'IA (presso il Dipartimento del Commercio) e della Divisione per le licenze professionali. Per testare iniziative innovative, tale laboratorio è autorizzato a «sospendere temporaneamente talune regole relative alle licenze professionali e ai limiti dell'esercizio professionale», tra cui quella che richiede che i rinnovi siano firmati da un medico o da un altro clinico in carne e ossa. In assenza di questa esenzione, ogni medicinale somministrato senza la prescrizione di un professionista abilitato sarebbe classificato come prodotto con etichetta irregolare, e la sua commercializzazione configurerebbe un illecito penale.
Le questioni giuridiche restano però aperte. Rimane da stabilire se il vocabolo «professionista» possa riferirsi anche a un soggetto inanimato, quale un sistema di IA indipendente: un nodo che potrebbe spettare al Congresso o alle corti.
Nemmeno la Food and Drug Administration (FDA) sovrintende al programma. È vero che la regolamentazione dell'attività medica spetta agli Stati, non alle autorità federali, ma è altresì la FDA a vigilare sui dispositivi medici. Come sottolinea un recente contributo sul New England Journal of Medicine, un chatbot dotato di capacità prescrittive «dovrebbe verosimilmente rientrare nella categoria dei dispositivi secondo la legge federale su alimenti, farmaci e cosmetici». Lo stesso articolo aggiunge che, qualora la FDA decidesse di non muoversi contro Doctronic, l'esperimento proseguirebbe indisturbato: l'agenzia potrebbe volgere lo sguardo altrove, lasciando medici e pazienti senza alcuna assicurazione di sicurezza in un contesto in cui l'indipendenza dell'IA in campo sanitario cresce a ritmi mai visti.
Lo Utah Medical Licensing Board, consultato solo dopo il lancio dell'iniziativa, ha domandato il blocco dei sistemi statali di rinnovo automatico delle prescrizioni basati sull'IA, in attesa di analisi più approfondite.
Su questa linea si colloca anche Public Citizen, che ha esortato lo Utah a fermare tali strumenti fino a quando non ne siano state verificate legalità, sicurezza, responsabilità e rispetto delle norme che disciplinano la professione medica.
Al 30 giugno 2026 il progetto pilota continuava a funzionare. Rimettere il genio nella bottiglia non sarà semplice, ma concedere all'IA, senza adeguate evidenze di sicurezza ed efficacia, poteri autonomi su prescrizioni e altri compiti clinici essenziali apre la strada a un precedente minaccioso. Servono adeguate protezioni e meccanismi di rendicontazione. Le decisioni su quando, come e per quali scopi l'IA possa sostenere la cura dei pazienti spettano ai collegi e agli ordini medici degli Stati, e non agli uffici del commercio.
Mio commento finale
Siamo alla frutta. Qui non sono una buona dose di scienza ed applicata tecnologia a prevalere. Ma stravincono aziende private che rischiano di scippare il medico di una sua funzione importante (la gestione dei malati cronici, che non è fatta di automatica "ripetizione" delle ricette) e che gestiscono in qualche modo il mercato di 190 (sic!) "merci" delicate: i farmaci.
Se il medico lavora seriamente la ripetizione delle ricette non è automatica: e' legata alla consultazione della cartella del paziente e al non infrequente post-it o telefonata che richiama a visita il paziente, o perchè e' tempo che egli non fa un controllo legato a quella delicata terapia cronica, o perché è sopraggiunto una nuova riflessione e decisione del medico, o perché sono arrivate all'attenzione del medico nuove notizie sulla tossicità di quel farmaco o nuove notizie su nuove line-guida che possono modificare quel farmaco oppure quel farmaco in rapporto a tutti i farmaci adoperati dal paziente ( e ben oltre il Diabete e l'Ipertensione).
Francesco Del Zotti
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