Nel numero culturale di questa domenica del Sole24ore, si leggono queste righe di Monsignor Ravasi, che citano all'inizio un pensiero illuminante di Italo Calvino:
MONS. RAVASI commenta: " Così rispondeva Italo Calvino ad Alberto Sinigaglia che lo intervistava nel 1982. Le sue sono parole spoglie di ornamenti e, proprio per questo, incisive. Lo sono anche e soprattutto oggi, a distanza di oltre quarant'anni, quando la tecnologia sembra aver reso tutte le cose agevoli, comode e apparentemente facili. Ed è così che si scivola nella faciloneria"
Noi medici e noi cittadini-pazienti siamo sempre più vittime di questa ideologia. Vogliamo come pazienti evitare di andare in ambulatorio? Tutto risolto, con la ricetta dematerializzata. Ma questa soluzione "facile" riduce l'occasione di contatto e prossimità tra medico e paziente. L'andare in ambulatorio per ritirare le ricette ripetute non è solo una perdita di tempo. No, è un'opportunità per il medico di avvisare il paziente (direttamente o attraverso un post-it sulla ricetta cartacea) che è tempo di eseguire un esame legato al farmaco, la cui dose dipende proprio da quell'esame.
Vogliamo evitare una visita domiciliare? Nessun problema : inviamo una immagine radiologica o dei nostri esami via WhatsApp e aspettiamo subito dal medico una telefonata "risolutiva".
E così si riducono al lumicino le colonne portanti dal rapporto medico-paziente: le visite in prossimità, in ambulatorio o a domicilio.
Ogni facilitazione e' parente di una idea fuorviante: andare dritti e velocemente verso il bersaglio; così si rischia di sbattere contro il muro. E invece spesso non sono le scorciatoie le vie migliori, ma le "allungatoie" che richiedono creatività, il tempo dello studio e dello sforzo richiamato da Calvino
Francesco Del Zotti